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La moglie del guardiano
Inviato da L.Spaccafelle

scritto il 23/02/2007 


Salve, voglio raccontarvi la mia prima volta con una donna sposata.

All'epoca dei fatti avevo circa ventidue anni ed ero stato assunto in quell'azienda metalmeccanica da circa venti giorni, quando a causa di alcuni lavori di ristrutturazione, il reparto in cui lavoravo fu spostato in un box a ridosso dell'appartamento del guardiano.

Il trasloco fu effettuato da tre operai, me compreso, e ci tenne impegnati circa due ore. Appena iniziarono le operazioni di movimentazione dei materiali e delle attrezzature, intravidi la moglie del guardiano che sbirciava da dietro una finestra, probabilmente fu attratta dal rumore che facevamo spostando dei contenitori metallici con un carrello elevatore.

Dopo qualche minuto, però ebbi una strana sensazione, mi sentivo osservato, mi voltai e vidi la signora che mi guardava con ammirazione mentre stendeva il bucato. Poi, quando finì di stendere i panni, si soffermò sul balcone e ci osservò con un certo interesse e curiosità per tutto il tempo che fummo impegnati a spostare, attrezzature e materiali.

Finito il trasferimento dei materiali, i due operai ritornarono alle loro rispettive postazioni, la signora si ritirò in casa ed io iniziai a svolgere il mio lavoro.
Quando ad un certo punto sento:

- "Ciao" -, era la moglie del guardiano che da una finestra, quella più vicina alla mia nuova postazione di lavoro, mi chiamava.
- "Buongiorno" -, risposi.
- "Sei un nuovo operaio?" -
- "Si, sono stato assunto all'inizio del mese." -
- "Come ti chimi?" -
- "Leo" -
- "Ho visto che avete spostato tanta roba... sarai stanco… vuoi un po' d'acqua? Ti andrebbe un caffè?" -
- "Grazie, dopo tutta questa faticata un buon caffè lo prendo con piacere." -
- "Ok, vado…ci vorranno soltanto cinque minuti." -

Tornai al mio lavoro e pensando che da lì a poco la signora sarebbe arrivata con una tazzina di caffè iniziai a fantasticare, quando ad un tratto sento:

- "Leo… Leo…" - la signora mi chiamava dal balcone.
- "Si…dica…" -
- "Puoi salire, il caffè è pronto." -

Restai di stucco, non sapevo cosa fare, in un secondo pensai ad una miriade di cose, tipo: cosa sarebbe successo se qualcuno mi avesse cercato, se non mi avessero trovato nel reparto, se qualcuno mi avesse visto…, ma mentre ero ancora lì pietrificato…

- "Leo… Leo…" - la signora era sull'uscio della porta di casa e m'invitava ad entrare.
- "Si…"
- "Dai… il caffè sta diventando freddo!"
- "Signora, ma io non so se posso… se mi cercano… se mi trovano fuori posto?!"
- "Tranquillo, a quest'ora non ti cercherà nessuno… vieni… ci vorranno soltanto due minuti"

M'incamminai guardandomi intorno, per accertarmi che nei paraggi non ci fosse nessuno, e le risposi - "Ok, arrivo…".

Oltrepassata la soglia di casa, mi portò in salotto e facendomi accomodare sul divano, mi disse di stare tranquillo e di rilassarmi. Dimenticavo, era una donna sui quarantacinque anni, capelli neri, occhi castani e quel giorno indossava dei jeans attillati ed una maglietta bianca che lasciava intravedere un reggiseno di pizzo nero.

Poi iniziò a versare il caffè nelle due tazzine e mi chiese:

- "Desideri dello zucchero?"
- "Si, due cucchiaini. Grazie" - risposi, anche se in verità quello che desideravo era dare una palpatina a quelle tette, una terza abbondante, che s'intravedevano dalla maglietta.
- "Prego" mi rispose porgendomi la tazzina.

Cominciammo a bere il caffè ed impostammo una breve conversazione, ma i miei occhi sembravano calamitati, s'inchiodavano ripetutamente su quel reggiseno di pizzo nero che s'intravedeva dalla sua maglietta ed in pochi secondi il mio arnese s'irrigidì e si allungò, tanto da diventare ben visibile sotto la tuta, la classica tuta da meccanico con la cerniera davanti che si apre o dal basso verso l'alto o dall'alto verso il basso e che per il gran caldo portavo regolarmente senza indossare gli slip.

La signora notò subito il mio bozzo, mi guardò e sorrise compiaciuta. Poi, con la scusa di posare la tazzina sul tavolino, si avvicinò e continuando la conversazione mi appoggiò una mano sulla gamba.

Fece tutto lei, si avvicinò ancora e mi sparò un bacio in bocca, affondandoci dentro tutta la lingua. Poi fece risalire la mano che teneva poggiata sulla mia gamba e, attraverso i vestiti, massaggiò lentamente il mio arnese. - "Hai un cazzo che non devi nascondere!" disse, ed in un secondo apri la cerniera della tuta, afferrò il mio uccello, turgido e gonfio, con mano destra e cominciò a segarmi.

Io ero eccitatissimo e dopo alcuni colpi l'asta divenne più dura dell'acciaio. Lei sembrava inebriata, i suoi occhi manifestavano tutta la sua eccitazione - "hai un cazzo meraviglioso" - disse, e nello stesso momento nel suo sguardo si leggeva che moriva dalla voglia di avventarsi con le labbra su quell'asta soda e voluminosa. Riuscivo perfino a notare che i suoi capezzoli erano diventati così duri che sembrava volessero bucare il reggiseno di pizzo.

Ero al massimo dell'eccitazione, iniziai ad accarezzarle le tette e mentre l'accarezzavo cercavo di mettere il mio uccello vicino la sua bocca. Lei capii le mie intenzioni e piano piano si lasciò scivolare sul pavimento, si mise in ginocchio dinanzi a me e con un movimento tanto rapido quanto avido me lo prese in bocca inondandolo di saliva. Lo leccava come un gelato, girava la lingua attorno al glande, leccava l'asta su e giù fino ad arrivare alle palle e le iniziava a succhiare.

Non capivo più niente, mi sentivo montare un fiume inarrestabile di sborra calda, ma avevo ancora la forza di resistere. Lei mi guardò e risalì dai coglioni leccandomi tutta l'asta per poi ingoiarla voracemente. Sentivo la sua bocca avvolgermi il cazzo fino alla radice per poi scoprirlo fino alla punta. La vedevo estasiata dal piacere che mi stava provocando, mi guardò ancora sorridendo poi risucchiò tutto il mio pene dentro la sua meravigliosa bocca.

Io, in preda all'eccitazione iniziai a provocarla - "si… così... brava… succhiamelo tutto... dai che tra un po' ti regalo tanto succo da bere!" -, ma lei non fece una piega, era instancabile, continuava a pomparmi meravigliosamente e quando avvertii che la cappella si stava gonfiando ed era quasi pronta ad esplodere, accelerò il risucchio e iniziò a pompare con più vigore.

Stavo per venire, ma cercai anche allora di resistere, poi le gambe m'iniziano a tremare, lei comprese tutto ed accelerò il ritmo, sembrava la più grande pompinara della storia, continuò a pompare come una matta fino a quando non ce la feci più e scoppiai, "ahhh… si... vengo… si… godooooo!", il mio cazzo era come un fiume in piena ed in pochi secondi le riversai in bocca una notevole quantità di sperma caldo.

Lei ingerì tutto, non si fece scappare nulla, lo strizzo e ne recuperò anche l'ultima goccia, poi mi guardò, sorrise compiaciuta del mio godimento ed iniziò a ripulirmelo acutamente con la lingua, erano attimi meravigliosi, lei lo sapeva e si soffermava a baciare ogni millimetro del mio pene con le sue labbra carnose, poi quando lo rese lucido, si avvicinò alla mia bocca e mi baciò intensamente dicendomi - "ti vorrei ancora, ma ora e meglio che ritorni al lavoro.. non voglio crearti problemi…" si avvicinò per un altro bacio, poi mi chiuse la zip della tuta e mi accompagno alla porta, dove baciandomi mi disse - "non finisce qui sai… ti voglio ancora… a domani mattina…".

E così soddisfatto ed appagato ritornai al mio lavoro dove, pensando all'indomani, iniziai anche a lavorare di fantasia, ma questo sarà materiale per i prossimi racconti.

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